cerco parole smarrite riprende a vivere


sono qui a vivere, sono qui a sognare, sono qui a guardare il tramonto ogni sera, anche quando è nuvolo, sono qui a sperare e quando mi capita ad essere certo, sono qui stasera, stanotte, stamattina, sono qui a sentire la mia voce che esce da me come se non fossi io, come se non sia io, come quando è morto miles davis e ho pensato subito che doveva essere solo andato da qualche altra parte, e che ogni volta che avessi risentito so what sarei nuovamente entrato in contatto con lui. sono qui a vivere una vita di scorta, alla mia amica jane ho detto spare life e ha capito benissimo, tanto che mi ha poco dopo chiesto di sposarla…

carsciering


è così, le cose si coincidono tutto ad un tratto e si fermano a guardare, prima di capirlo passano anche anni, ma poi tutto è chiaro, sono segnali le coincidenze, e come tutti i segnali vanno interpretate, e dedotte magari anche, ma soprattutto smascherate, perchè le coincidenze non esistono, perchè se cominciassi a ritroso potrei non finire mai con le concatenazioni di coincidenze e la conclusione sarebbe inevitabilmente che le coincidenze “sono” la mia vita, e quando sembra che accadano è solo che in quei momenti la vita si manifesta, il resto del tempo è riempitivo, questo era il punto di partenza, la sincronicità come elemento di aggregazione della propria vita, e i percorsi in avanti e a ritroso, e le deviazioni per tracce spesso incomprensibili e quasi sempre pigramente scarne, gli accadimenti insieme fanno percorso, fanno amicizia anche, si sostengono reciprocamente, fanno vita, fanno storia anche loro.

[driver]

il giro di stasera davvero non male: venticinquenne milanese che studia nuove tecnologie dell’arte,  altro venticinquenne romanissimo e romanistissimo che per dire calda dice calla, che per dire proprio dice popo, che studia scienze infermieristiche al san raffaele, settantunenne berlinese fotografa con cui ho potuto parlare di faust.

il primo è pendolare d’amore, va a trovare la ragazza romana di origini calabresi, il secondo anche lui ci ha la ragazza a roma e di origini calabresi, ma la verità è che è sceso per roma lazio di domenica, karin viene a roma per una vacanza da sola, ci ha vissuto cinque anni e non ci è più tornata per tanto tempo e per farlo è entrata a far parte di questo strano equipaggio a tempo assolutamente determinato.

dolci inquietudini


sensazioni precise che stia per accadere qualcosa, insieme a malcelate intenzioni che succeda sul serio, anche per mettersi un po alla prova no?
voglie inconfessabili di espansioni cosmiche e gite tra le stelle naturalmente al ritmo del jazz, che ce l’hanno regalato gli extraterrestri secondo me lo swing.
a dirla tutta oramai manca poco all’insediamento di nettuno nel segno dei pesci, ripensamento generale su tutto, brusco cambio di cellule, pelle sottilissima che si sta riformando,  risorgiamo?

[nell’aria: leave me or love me – rod stewart]

niente da perdere, grazie


diventare fan del niente da perdere, non c’è niente da perdere a farlo, il niente da perdere ha a che vedere con la spontaneità del bambino, che appunto da perdere ha poco, almeno finché non gliene fanno venire la paura.  niente da perdere significa una forza immensa, è che per farlo è necessario smettere di avere, altrimenti qualcosa da perdere c’è sempre, male che vada la si trova qualcosa da perdere, anche se  non importante purché comunque freni e fermi questo veicolo che va decisamente troppo veloce,  che poi saremmo noi.

niente da perdere è togliere il freno, succeda quel che succeda, è iniziare a guidarla questa macchina, a inserirsi pigramente nel flusso, a dare di gomito con un piccolo scarto al vicino di coda la mattina, oppure un abbraccio improvviso a qualcuno in mezzo alla folla, piccolo chimico lo chiamò qualcuno, ma stare assolutamente lontani dall’allegro chirurgo, che quello fa male…

diventare fan del non avere nulla da perdere, sul serio, godersi la vista di giove e venere che scopano in cielo da giorni direttamente dai coppi del tetto di casa, uno di quei posti dove è meglio andarci già forniti di alcolici, perchè tornare a prenderli potrebbe essere un’impresa…ma di lì, tra te e il cielo non c’è nulla.

[nell’aria: the shadow of your smile – bill evens]

il gatto blu


al gatto blu gli lascio sempre la porta del terrazzo aperta, da li può andarsene sui tetti, e di li praticamente ovunque, a tormentare cani, a governare il piccolo regno personale, a farsi le unghie dove sia bello farlo…

il gatto blu oggi non è potuto uscire, la porta era chiusa, forse a causa di vento, ma il mondo oggi si è rimpicciolito, bastava un pezzetto di legno li in mezzo, bastava poco, è il non averci pensato abbastanza che mi stona, perchè è il pensarci abbastanza che fa la differenza, il pensarci abbastanza cambia le cose…le fa apparire necessariamente diverse, anche magari solo per un fatto di lateralità, di entrare nei panni, sciogliere l’io nell’acido della realtà, farsi magari male, ma uscire finalmente di fuori, a sentire il sale nell’aria, ad aprire un sorriso come fosse un aquilone…

[nell’aria: lucky to be me – bill evans]

Digressione

è inevitabile, io a santo stefano mi incazzo, anzi mi scopro incazzato, succede ogni anno puntualmente, senza nessun motivo, semplicemente è un giorno che mi fa incazzare, e chissà perchè? forse perchè è un giorno tendenzialmente vuoto, forse perchè è preceduto dall’orgia di natale, quando tutti si sentono in dovere di ricordarti che è appunto natale, forse per crederci meglio essi stessi.

santostefano è il giorno della rabbia, del che cazzo ci stiamo a fare qui ovunque ci troviamo, perchè ci siamo venuti qui, o come bene direbbe mario brega…e un altro natale si è levato dalle palle, come se fosse un dente da estrarre, una malattia da guarire, un obbligo tra lo pseudomorale e il consumismo-reale. 

poi penso che siamo qui perchè c’è domani, e soprattutto perchè sta accadendo l’oggi, si sta srotolando di fronte il gomitolo dell’adesso, dai, ed è un presente che vale la pena, denso di cose, mai noioso, è un presente che sono felice di esserci dentro, mi calza come un guanto…

[nell’aria: stone flowers – carlos santana]

cannoli & co


stamattina il freddo accarezza la terra, è buio quando lo sento sulla faccia, sorge il sole mentre decollo, così allungo le gambe, e finisco di dormire sopra le nuvole, mi sveglio poco sopra i crateri dell’etna, il gigante dorme sotto una coltre di neve fresca, mi aspetta una colazione con un cannolo al pistacchio, rifletto che ogni medaglia ha il suo rovescio…una levataccia vale tutto questo, si.

[nell’aria: il sogno di maria – fabrizio de andrè]

sogno n.1


sono sempre stato contrario, fortemente, a operazioni di riesumazione di voci passate, per riconfezionarle come regali di natale, ma stavolta, stavolta no, sarà l’impatto emotivo, sarà che il risultato è davvero toccante, ma il nuovo disco di fabrizio de andrè, il mettere sotto la sua voce le magie della london symphony orchestra, il risultato lo trovo straordinario, scalpitante, fresco come inciso ieri, un omaggio sì, quasi si potrebbe dire una cover extra lusso, ma ti colpisce dritto al cuore sai?

[nell’aria: anime salve – Fabrizio De Andrè/London Symphony Orchestra]

del vuoto


svuotarsi il sabato mattina di tutto o quasi, mantenere attivi solo i muscoli strettamente necessari, togliere tutti i pesi, sfrondare lo sfrondabile. lo sblocco si è compiuto o sta per farlo, ora non resta che imparare a navigare nel mare di emozioni che ogni secondo ci presenta. fuori il cielo è tutto spettinato di nuvole, e soffia, soffia forte, un gigantesco yang che se ti prende è capace di buttarti a terra come niente, ma se saprai essere abbastanza leggero potrebbe anche insegnarti a volare.

[nell’aria: all the things you are – bud powell/coleman hawkins]

scelta dei nomi…


…accettò il suo consiglio e restò a casa, dopo aver trasformato il soggiorno in campo di battaglia dopo aver trasformato il liceo di Morristown in un campo di battaglia, un giorno uscì e fece saltare in aria l’ufficio postale, uccidendo il dott. Fred Conlon e distruggendo lo spaccio del villaggio, una piccola costruzione in legno con la bacheca degli avvisi della comunità sul davanti e una vecchia pompa di benzina della Sunoco e l’asta metallica sulla quale Russ Hamlin – che con la moglie era proprietario dello spaccio e gestore dell’ufficio postale- aveva issato la bandiera americana ogni mattina dal 1920, quando Warren Gamaliel Harding era stato eletto presidente degli stati uniti…

(Philip Roth, Pastorale Americana)

ma che scegliere i nomi per i personaggi dei romanzi sia da fare come Garp e le interminabili letture dell’elenco telefonico…

[nell’aria:  lieve – CSI]